~*{ ci scusiamo per il disturbo }*~
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mercoledì, 28 marzo 2007
64.

Di solito non permetto agli altri di parlare per me, ed è per questo che non vengono citati brani o canzoni di sorta in questo spazio...
Ma questa canzone ultimamente parla proprio di me. Sono proprio io, se possibile anche di più che nelle mie canzoni preferite.
Questa è la canzone di un pomeriggio di sole e di disperazione che ancora non vuole finire.
E' la canzone di una persona di cui non ricordo il nome, e di un'altra il cui nome non scorderò mai.
E' la canzone di una domanda e di tanti occhi pieni di aspettative. E dei miei occhi, che non vogliono posarsi da nessuna parte.
E' una canzone su una persona. Su due persone. Su tre persone. Su molte, molte persone.
E' una canzone ed è un film. E, per quanto possa sembrare strano, anche il film mi rispecchia con sorprendente fedeltà.
O io rispecchio film e canzone, ora come ora.

Hiroshima Mon Amour

Somehow we drifted off too far
Communicate like distant stars
Splintered voices down the 'phone
The sunlit dust, the smell of roses drifts, oh no
Someone waits behind the door
Hiroshima mon amour

Riding inter-city trains
Dressed in European grey
Riding out to echo beach
A million memories in the trees and sands, oh no
How can I ever let them go?
Hiroshima mon amour

Meet beneath the autumn lake
Where only echoes penetrate
Walk through polaroids of the past
Future's fused like shattered glass, the sun's so low
Turns our silhouettes to gold
Hiroshima mon amour

Hiroshima and Nevers

quanto hai letto è stato partorito dalla tua mente malata alle 22:26 | isola questo parto della tua mente malata| commenti
etichetta:arsenico
lunedì, 19 marzo 2007
63.

Alla fine di tutto rimangono solo le parole.
Parole cattive cattive cattive. Parole lusinghiere. Parole impegnate. Parole inappropriate.
Parole di una canzone nuova. Parole di una storia nuova.
Parole di cui ignoravi il significato. Parole in una lingua straniera. Parole ancora da imparare.
Parole come martellate. Parole appiccicose. Parole ovvie. Parole sbagliate.
Parole di cui vivere. Parole di cui morire. Parole di cui vivere. Parole di cui morire.
Parole deluse deluse deluse. Parole illuse illuse illuse.
Parole a riempire la testa. Parole su cui riflettere. Parole che no, proprio no, non volevi sentire.
Parole di un vecchio film che piace solo a te.
Parole che ricordi. Parole che ti sforzi di ricordare, ma che proprio non ti vengono più in mente.
Parola scritta e parola detta. Parola pensata e parola sognata.
Parole biascicate. Parole sussurrate. Parole pensate e mai dette. Parole che ti ripeti in mente da giorni e giorni e giorni e che non dirai mai. Parole che non intendevi dire, e che oramai hanno preso vita e concretezza fuori dalla tua bocca.

Ed alla fine di tutto, di tutti i momenti felici ed infelici e felici, son rimaste solo parole e parole e parole.

idioma

quanto hai letto è stato partorito dalla tua mente malata alle 19:59 | isola questo parto della tua mente malata| commenti (1)
etichetta:vecchi merletti
venerdì, 09 marzo 2007
62.

Non escluderei che sia lo stress. Probabilmente penserete che sono pazza.
In effetti sono molto affaticata...
Ma a me sembra che il mio criceto Elvis stia rosicchiando a tempo di musica.

Jackalope

quanto hai letto è stato partorito dalla tua mente malata alle 01:52 | isola questo parto della tua mente malata| commenti (3)
etichetta:vecchi merletti